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Le Ultime
Terremoto al ribasso
di Davide Manzo 12/05/2009
NB: Il governo ha in seguito varato una legge a copertura 100% per la ricostruzione.
6 Aprile 2009, ore 3.32. Un movimento della crosta terrestre intensità 6.3 scala richter sparge panico e morte su L’Aquila. Questa la cronaca delle prime ore riportata sui media nazionali, internazionali e sulla rete.
Nei giorni successivi le vittime aumentano vertiginosamente fino a sfiorare soglia 300, mentre Governo, Protezione Civile e maggiori istituzioni appaiono in prima fila sul luogo del disastro. Abbondanti polemiche sulla prevedibilità o meno del fenomeno vengono smorzate in pochi giorni. Megalomani progetti attraversano le menti dei nostri governanti mentre alcuni parenti delle vittime rifiutano i funerali di Stato. Perchè!? Ma non solo: roventi polemiche sulle varie strutture che hanno ceduto inspiegabilmente, tra le quali l’ospedale e la prefettura dell’Aquila. Un polverone denso che sembra però avviato ad archiviarsi senza colpevoli. Il G8 della prossima estate trova una località “più idonea”, L’Aquila naturalmente, dove qualsiasi azione dei manifestanti potrà essere trattata a proprio piacimento dal Governo sfruttando il lato emozionale degli italiani colpiti dalle immagini del terremoto.
Tutto nel giro di pochi giorni, settimane è diventata un’altra cosa… il Terremoto dell’Abruzzo e non dell’Aquila – l’ultima città antica ad essere colpita da un terremoto di questa entità fu Lisbona nel 1755 – di magnitudo 5.8 anziché 6.3 scala richter.
Sembra tutto normale ma non lo è. L’Aquila infatti è il cuore dell’economia abruzzese e tutti i presenti sul posto riportano quanto sia totale la distruzione causata dal terremoto.
Secondo punto, ancor più grave e importante: se viene superata la magnitudo 6.0, cambiano le norme finanziarie per la ricostruzione, e il contributo dello Stato passa dal 33% al 100%.
Nasce così la cinica opera architettata contro gli aquilani e contro gli altri abruzzesi, perché un sisma di grado inferiore al 6 viene considerato al di sotto dei livelli di notevole gravità e dunque aiuterebbe l’erario a sottrarsi al dovere di finanziare integralmente la ricostruzione degli edifici pubblici come di quelli privati, il che è invece avvenuto per il Friuli e per l’Umbria.
Rimane purtroppo la certezza dei pochi soldi messi veramente a disposizione spalmati nei prossimi 20 anni che verranno manovrati dalle solite banche e dalle fantomatiche SpA dipendenti dal Ministero del Tesoro.I terremotati si indebiteranno per ricostruire le case e, una volta impossibilitati a pagare i mutui, perderanno le proprietà. Insomma, il solito circolo vizioso, solamente che stavolta ci sono di mezzo trecento morti in più. Questo è il Terremoto al ribasso che divide e dilania l’Italia.
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