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“Vi raccontiamo
cosa è Ucuntu”
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Cosa vuol dire fare informazione antimafia oggi?
Non permettere alla gente di adagiarsi nella normalità della mafia. La
mafia oggi è "normale". Non che tutto sia mafia (neanche ai tempi del
fascismo tutto era fascismo). Ma la mafia fa ormai parte a pieno titolo
delle basi culturali ed economiche del Paese. E politiche, ovviamente.
- Per esempio?
Per esempio, abbiamo al governo
un partito che prima delle elezioni ha
pubblicamente chiesto i voti della
mafia (il "Mangano eroe" di Dell'Utri è
stato trasparentemente questo). Si può
far finta di non saperlo, certo, così si
dorme meglio. Anche bravissima gente
come Gronchi o Croce, all'inizio, non
voleva capire che Mussolini non era la
solita destra ma un'altra cosa. E questo
cambiava tutto. Cambia tutto.
- Perchè è così difficile avere un
giornale o una rivista che racconti la
verità in Sicilia?
Perché non la verità non
è solo che si sono dei
delinquenti, ma che questi
delinquenti sono
indispensabili al sistema.
Perciò puoi denunciare il
singolo episodio, ma non il
contesto "normale" in cui si
colloca. Puoi fare
"fiction" (romantica,
folkloristica, comunque
"strana") ma non cronaca e analisi della
normalità
- Come si comporta la politica nei
confronti dell'informazione verità?
Come vuoi che si comporti. In certi
casi ti sparano. In certi altri ti mettono
il bavaglio (è di questi giorni la
condanna di Carlo Ruta per il suo sito).
Ti lasciano alla fame. Oppure ti
comprano, se ce la fanno. Da un certo
livello in poi, la "politica" - come la
chiami tu - non è mai indifferente. O ti
sostiene (ma è un caso rarissimo) o ti
dà addosso.
- Sinistra compresa?
No, è una fesseria dire
che sinistra e destra sono
uguali. Storicamente,
l'antimafia nasce di sinistra.
Conquista uno schieramento
più ampio solo negli anni
Ottanta, con la Rete. E' che
la sinistra di ora, degli
ultimi vent'anni, è una
sinistra brodosa. Non è che
Bertinotti o Veltroni non
parlino bene dell'antimafia.
Ma la lasciano sola. A noi, almeno, è
capitato così.
- Pensi a Casablanca, il giornale
che avete fatto con Graziella Proto?
Anche. Ma Casablanca è solo
l'ultimo episodio. Coi Siciliani è stato
così, con Avvenimenti... La sinistra
ufficiale, quella che conta, con noi è
sempre stata amichevole, a parole. Nei
fatti ci ha abbandonato. Ma lasciamo
perdere queste cose. Parliamo di ora.
- Cos'è questo UCuntu? Ho visto
il sito, pare strano...
- UCuntu (www.ucuntu.org) è una
sperimentazione, un progetto-pilota che
se Dio vuole nei prossimi mesi
potrebbe anche diventare importante.
Ha una caratteristiche precise:
comprende un giornale vero e proprio,
un magazine neanche tanto male.
- Beh, mica è l'unico, su internet...
Certo. Però il nostro non è basato
sul web (anche) ma sul pdf. Un
magazine come tutti gli altri, solo che
non è stampato. Lo leggi in internet e...
- Leggo un sacco di cose, su
internet...
Ok, questo però: a) lo leggi in
maniera particolare, molto più
semplice, molto più naturale, grazie al
formato issuu.com - guarda qua, come
scorre - e b) te lo puoi stampare
tranquillamente a casa tua.
- Stampare?
Certo. E' ottimizzato per la stampa
su una laser di casa. Immagina che le
laser vengano a costare un bel po'
meno di ora (che già non costano poi
tanto). Immagina che la carta da laser
diventi più economica, diciamo a un
paio di euri la risma. Immagina che...
Beh, insomma immagina che a un certo
punto il giornale, invece di uscire dalla
redazione, andare in tipografia, uscire
dalla tipografia, prendere un camion e
correre fino all'edicola sotto casa tua,
faccia il percorso più semplice
redazione-casa tua - stampante: non
sarebbe tutto più semplice? E meno
costoso, anche. A questo punto persino
noi poveracci ce la giocheremmo alla
pari coi Grandi Imbonitori.
- Si, ma quando?
Presto. Già tutti i grossi giornali si
attrezzano con le ultimore in pdf. La
tecnologia è già abbastanza matura. Il
NYTimes dice che fra cinque anni non
sa se stampa ancora in tipografia. Si
muove tutto abbastanza in fretta. Io
azzarderei che la home-press
(chiamiamola così, tanto per sentirci
importante) sarà al 10-15 per cento fra
due anni e al 40-50 per cento fra
cinque.
- A Catania?
Dappertutto. D'altronde, il nostro
progetto è nazionale; qui stiamo
semplicemente sperimentando, con le
forze che abbiamo. Ma se faccende
com UCuntu cominciassero a uscire un
po' dappertutto - quest'estate
prevediamo di farne spuntare una a
Napoli, una in Puglia e una a Roma - la
partita comincerebbe a essere
interessante.
- E tu che ci guadagni.
Niente. Un sacco. Niente soldi, un
sacco di soddisfazione. E' da diversi
anni che lavoriamo (non da solo, con
gente come Carlo Gubitosa o
Rossomando & Feola, per esempio) a
questo tipo di cose, a questo progetto.
E' un progetto bello, democratico.
Permetterebbe di scrivere
professionalmente a un sacco di
ragazzi che ora sono costretti o a
starsene zitti o ad andarsene a fare i
precari dal ciancio della loro città. Io
ho visto crescere un sacco di giovani
giornalisti, a Catania, a Napoli, a
Roma... Ne vedo crescere ancora, è il
mio mestiere. Crescere e venire
normalizzati o messi fuori, uno dopo
l'altro, perché disturbano i padroni. Fra
qualche anno potrebbe non succedere
più. Fra qualche anno potrebbe esserci
una rete di giovani giornalisti, in giro
per questo paese.
- Ma come si fa a fare un giornale
come UCuntu da qualche altra
parte?
Semplice: basta scriverci. Noi
mandiamo le gabbie-base da riempire,
e uno ci mette quello che vuole. Il
trucco è che le gabbie sono
semplicissime da utilizzare, anche un
ragazzo riesce a impaginare così. Non
sono XPress, InDesign e roba del
genere (che poi costano un pacco di
soldi). Sono puramente e
semplicemente dei files .odt creati con
un semplice word processor, Open
Office: uno dei nostri ragazzi è riuscito
a trovare lo sgamo per utilizzarlo come
dtp, e funziona bene. E Open Office lo
scarichi liberamente dal suo sito,
perché è free software. Fra 3-4 mesi
mettiamo in giro (gratis) il dvd con le
gabbie base, Open Office, una libreria
di disegni, una di foto. A quel punto se
non riesci a farti da te un buon giornale
è perché proprio non hai un cazzo da
dire, non perché non si può fare...
- Bello. Ma con l'antimafia che
c'entra?
C'entra tutto, perché l'antimafia,
l'antimafia seria, non quella di festa, è
essenzialmente democrazia. E
democrazia è essenzialmente diritto di
parlare. Non blaterare e basta, gridare
viva e abbasso da qualche parte.
Parlare seriamente, autorevolmente,
con cifre e dati. Professionali. Non
sono solo i padroni a poterlo fare.
Domani, fra tecnologia e creatività,
potremo farlo anche noi.
- Ma la gente, l'informazione, la
vuole o non la vuole? A volte pare
che invece voglia il grande fratello, le
veline?
A volte lo penso anch'io. Ma vedi,
non c'è niente di male: basta che sia
divertimento, e non rincoglionimento
programmato. A Torino gli operai
leggevano il giornale di Gramsci, e
leggevano i feuilletton di Carolina
Invernizio, per esempio. Gramsci
doveva fare le corse per cercare di non
esser meno palloso del romanzetto a
puntate. Quando ci riusciva, allora gli
operai mettevano in modo il cervello e
nel giro di due mesi ti occupavano la
Fiat.
- Qual è il futuro
dell'informazione antimafia?
Mah. Qualcosa del genere che
abbiamo detto, inutile girarci attorno.
Sopravviveranno strumenti utili come
Antimafia Duemila, come Narcomafie,
forse qualcun altro. Ma il grosso del
lavoro (l'antimafia sociale, dice
qualcuno; e io aggiungerei: l'antimafia
allegra) dovrà farlo qualcun altro, con
strumenti veramente moderni, internet
più stampante di casa. Più - forse -
free-press di tipo nuovo; ma questo è
un discorso in più, e abbastanza
complicato.
- Ma perchè non c'è unione, ma
parecchie voci disperse e
frammentate in Italia, che scrivono e
lottano contro la criminalità
organizzata?
Beh, da un lato è fisiologico, e da
un certo punto di vista (nell'antimafia
gli stronzi sono pochi: quelli che non
mancano magari sono quelli un po'
vanitosi...) è anche positivo. Nella
sinistra dell'avvenire bisognerà stare
attentissimi ad avere tante teste diverse,
tante critiche, tante idee: il
monolitismo è esattamente ciò che ci
ha fottuti, e non noi solamente, nel
Novecento. Però c'è anche il fatto che
non ci siamo ancora resi ben conto di
cosa sta succedendo, di cosa ci tocca
fare. Oggi non stiamo più a "far lotta"
contro questo o quel singolo mafioso.
Stiamo a far lotta contro tutto un
Sistema (come giustamente lo chiama
Saviano) e soprattutto stiamo a
costruire un "per" qualcosa. Stavolta lo
costruiremo democraticamente e tutti
insieme, senza vangeli-guida, senza
profeti.
- Che ne pensi del decreto sulle
intercettazioni, sugli atti giudiziari?
Che vuoi che ne pensi. L'abbiamo
detto all'inizio. E' un regime. Non
credere che Mussolini abbia fatto tutto
così tutt'a un tratto. Era molto
"ragionevole", all'inizio, molto
"pacificatore". E il vecchio notabile ci
cascava. I ragazzi - gente come Gobetti
- no. Loro hanno capito subito di che si
trattava si sono messi subito a lavorare
per creare un'altra cosa. Cerchiamo di
essere all'altezza anche noi.
- Perchè è così difficile avere
denaro e appoggio politico per aprire
un nuovo giornale a Catania?
Devo ridere? Ma lo sai chi sono i
politici, gli imprenditori, gli editori
(plurale maiestatis, visto che ce n'è uno
solo) a Catania? Quel che hanno fatto
in questi vent'anni, quello che stanno
facendo in questo momento, ora?
- Cosa vuol dire quella frase di
Fava che dice "Il giornalismo fatto di
verità sollecita la costante attenzione
della giustizia, impone ai politici il
buon governo"?
Che il giornalismo è una forma
forte di politica. Non di propaganda,
non di ideologia. Di politica alta, da
polis, quella vera. Il giornalismo non è
lo scoop occasionale, non è
l'esternazione eburnea del fighetto
intellettuale. Il giornalismo parla per
tutti, soffre con tutti, appartiene a tutti,
dà la parola. Il giornalismo è il braccio
armato della democrazia.
- Che differenza c'è tra un buon
giornalista e un giornalista
antimafia? E quali sono le principali
caratteristiche di un giornalista
antimafia?
Travaglio, che è un buon
giornalista, non è un militante
democratico - nel senso profondo e
duro che dicevamo di sopra. Giuseppe
Fava lo era. Lottava per qualcuno e per
qualcosa. Una volta, molto prima che
io lo conoscessi, fece un'inchiesta sui
bambini di Palma di Montechiaro - i
più abbandonati, allora, i più poveri di
tutti. C'era il primato europeo della
mortalità infantile, in questo paesino di
allora. Lui fece dei buoni articoli, dei
buoni pezzi. Scriveva bene. Denunciò
la questione. Questo è il buon
giornalista. Ma parlando con noi, molti
anni dopo, lui ancora serrava le
mascelle al ricordo, era ancora
incazzato. Non era semplicemente
l'oggetto di un'inchiesta, la miseria di
quei bambini. Era un'ingiuria
intollerabile, un'offesa personale.
Questo è il giornalista antimafia,
questo e niente di meno.
- Perchè dai tutto per il buon
giornalismo?I tuoi colleghi lo fanno?
Domanda uno, mi diverto.
Domanda due, poveretti loro.
[da Narcomafie]
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